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Ovvero l’enigma della partecipazione.

Se chiedete in giro perché la gente fa politica è facile che vi rispondano: “per farsi i fatti suoi”. Filosoficamente parlando farsi i fatti suoi, cioè perseguire i propri interessi non è necessariamente immorale. Anche perseguire interessi ideali è egoismo, e l’uomo senza interessi è da sempre bollato come nullità. L’accidia: inerzia, indolenza dovuta a noia, è uno dei sette peccati capitali.

Il senso comune però attribuisce alla frase più un senso materiale riproponendo il mito dell’uomo “egoista razionale” tanto caro agli economisti. Perché questo egoista razionale dovrebbe collaborare con altri? Il senso profondo di questa domanda lo spiega il dilemma del prigioniero.

Due persone sono sospettate di rapina. La polizia li ferma e li separa. La pena prevista per il reato è di otto anni ma non esistono prove. La polizia fa ad ognuno, separatamente, la proposta di uno sconto di pena a soli due anni se confessa. Le possibilità per ognuno, quindi, sono: 0 anni se tace e tace anche l’altro, 2 anni se confessa, otto anni se non confessa ma lo fa l’altro. L’egoista razionale minimizza il rischio atteso (speranza matematica) e la scelta più razionale (detta anche equilibrio di Nash nella teoria dei giochi) è confessare.

La scelta razionale, però, non è ottimale.

Questo ha portato qualche studioso ad asserire che tutta la scienza politica verte su come superare il dilemma del prigioniero. L’economica ha superato il problema col teorema dei costi comparati che ha mostrato come lo scambio conviene sempre. L’insieme degli scambi crea il mercato, la “mano invisibile”, che conduce ad un ottimo di efficienza.

L’efficienza ottima, o ottimo Paretiano, è uno strano ottimo: può essere un ottimo decisamente disgustevole (A. Sen). Infatti parte dal principio che le utilità dei singoli non sono comparabili pertanto togliere 1000 euro a Berlusconi per darli alla nonnina pensionata non significa migliorare. Migliorare significa solo dare qualcosa a qualcuno senza che nessun altro ci perda.

Il paradigma dell’egoista-razionale è stato adottato anche dalla scuola politologica della Public Choice che applica metodi analitici dell’economica alla politica.

Qual è, secondo questa scuola, la spiegazione alla domanda principale? La dobbiamo ad Olson ed è basata sui beni pubblici.

Un bene pubblico puro (Samuelsoniano) ha due caratteristiche: non rivalità e non escludibilità. Non rivalità significa che se lo consuma uno non pregiudica il consumo agli altri, per esempio in un parco o al mare ci possono andare tutti. Non escludibilità significa che una volta prodotto dal bene non si può escludere alcuno senza costi aggiuntivi, infatti impedire a qualcuno di andare al parco necessita di un controllo degli accessi e quindi di un costo. Essendo i beni pubblici necessari come quelli privati se non sono prodotti a sufficienza dobbiamo collaborare a produrre quel tanto in più che serve.

In base a quale logica? Economica, naturalmente. Cioè parteciperemo alla produzione finché il beneficio (marginale) che ne ricaviamo eguaglia il costo (marginale). Tutti quelli interessati ad un particolare bene costituiscono un “Gruppo di Interesse”.

Ma chi è il principale produttore di beni pubblici? In generale lo Stato in tutte le sue declinazioni. Ecco perché i gruppi di interesse concorrono per la gestione della Res-Publica, per partecipare alle decisioni sui beni pubblici da produrre. Se vuoi che siano costruite strade o parchi che siano utili a te ed alla tua comunità, o vuoi depuratori nella tua zona devi fare politica.

Per esempio io vorrei una biblioteca attiva, una pro loco funzionante, un mercato più fornito, un percorso turistico, una zona industriale eccetera e, dato che non c’è, devo mettermi in politica per tentare di realizzarli. Ma, prima, devo costituire un gruppo di interesse e valutare se il beneficio atteso vale il costo relativo (comprensivo di offese e calunnie).

E questa è la parte buona, quella cattiva alla prossima puntata (forse).

Come anticipo faccio notare che stipendi, indennità, rimborsi e mazzette non sono beni pubblici e non dovrebbero costituire motivazione politica neanche per gli egoisti razionali.

Pubblicazione del: 26-05-2010
nella Categoria Cultura


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